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L’eco del Silenzio
Nel silenzio che scende come neve,
freddo e lieve sulle ossa dell’anima,
io mi perdo, senza mappa né meta,
tra i sussurri di ciò che non si dice.
È un abisso che non fa rumore,
ma inghiotte ogni voce, ogni preghiera,
un vuoto che pesa più del piombo,
una carezza che graffia la sera.
Amo il silenzio che mi spezza il fiato,
che mi guarda con occhi senza luce,
che mi culla in un abbraccio muto
mentre il cuore, piano, si disusa.
Nel silenzio, ogni ricordo urla,
ogni addio torna a bussare alla porta,
e le parole mai dette si fanno spine
che fioriscono in gola, senza risposta.
C’è un dolore che non ha suono,
che non si può scrivere né cantare,
è il silenzio che resta dopo l’amore,
quando l’eco è tutto ciò che sa parlare.
Mi siedo accanto a lui, come a un vecchio amico,
che conosce i miei segreti più bui,
e insieme contiamo le ore perdute,
le occasioni mancate, i sogni altrui.
Ma nel fondo di questo abisso quieto,
tra le rovine di ciò che non fu,
sento una pace che non so spiegare,
come se il dolore fosse anche virtù.
Perché il silenzio non mente, non tradisce,
non promette, non fugge, non muore,
è l’unico che resta quando tutto crolla,
l’unico che ascolta, anche il mio cuore.
E allora lo amo, questo vuoto crudele,
che mi lacera e mi tiene in vita,
perché nel suo gelo io mi ritrovo,
e nel suo pianto, la mia ferita guarisce.